Carlo Nobile
Nel capoluogo lombardo partecipò attivamente alle manifestazioni studentesche promosse dai socialisti. Si laureò in agraria nell’estate del 1902, rientrato in Istria era desideroso di applicare il sapere acquisito, ma il padre non lo sostenne. Iniziò ad avere i primi contatti con il barone Giuseppe Lazzarini, agronomo e proprietario terriero ma anche fondatore del movimento socialista e cooperativistico nell’Albonese. Grazie a questo rapporto si sentì meno isolato, nel 1905 costituì a Capodistria una sezione del Partito socialista e l’anno dopo il Circolo agrario operaio. In seguito dette vita a due cooperative di consumo a Capodistria e a una Cassa rurale di prestiti e risparmio a Bertocchi. Era un fermo sostenitore dell’importanza rivestita dall’istruzione e dalle scuole, che andavano estese anche alla popolazione contadina. In un frangente di forti contrapposizioni politico-nazionali, caldeggiava la collaborazione tra italiani, sloveni e croati i quali dovevano godere di uguali diritti.
In previsione dell’organizzazione della Prima Esposizione Provinciale Istriana di Capodistria, che si sarebbe tenuta nel 1910, nel novembre 1907, a Trieste fu eletto un Comitato con l’incarico di studiare i dettagli di quell’iniziativa. La presidenza di tale gruppo di lavoro era costituita dal capitano provinciale, Lodovico Rizzi (presidente onorario), dal presidente dell’Associazione dei commercianti ed industriali di Capodistria, Bortolo Sardotsch, dal presidente della Camera di commercio, Giuseppe Quarantotto, dal presidente del Consiglio agrario provinciale, Agostino Tommasi, dal vicepresidente della Giunta provinciale, Innocente Chersich, e dal deputato alla Dieta provinciale, Nicolò Zarotti. Carlo Baxa, Carlo Nobile e Nicolò Zarotti espletarono il ruolo di segretari.
Fu il primo presidente dell’Osteria cooperativa, costituita il 24 aprile 1909 a Bertocchi con la finalità di “vendere vino confezionato dai soci col prodotto delle loro coltivazioni”, mentre nei locali destinati alla vendita al dettaglio poteva esercitare l’attività di locanda.
Nel 1913 sposò Nerina Zorzenon di Muggia dalla cui unione nacquero Vittorina, Silvia e Mario. Durante il primo conflitto mondiale fu internato a Mittergrabern, quindi fu confinato a Oberhollabrunn; rientrò solo nel settembre 1917. Pochi giorni prima del crollo dell’Austria-Ungheria, il 31 ottobre 1918, fu nominato rappresentante dei socialisti istriani nel Consiglio Comunale Provvisorio, guidato dall’avv. Nicolò Belli, sindaco di Capodistria.
Il 26 dicembre 1918, in occasione della costituzione del Comitato per l’erezione di un monumento a Nazario Sauro nella sua città natale (nel cui comitato d’onore furono nominati l’ammiraglio Alberto Del Bono, ministro della Regia Marina, il viceammiraglio Ernesto Presbitero, presidente della Lega navale, Paolo Boselli, presidente della Dante Alighieri, il gen. Carlo Petitti di Roreto, governatore della Venezia Giulia, Gabriele d’Annunzio e altri), Nobile fu nominato membro del Comitato esecutivo, il cui presidente, su proposta di Biagio Cobol, fu designato Vittorio Italico Zupelli, già ministro della Guerra (ottobre 1914-marzo 1916) e capodistriano di nascita.
Nel 1919 fondò la Casa del Popolo di Capodistria, che ebbe sede a Palazzo Tarsia; quello stesso anno lasciò l’incarico di segretario del partito. Nel gennaio 1922 alle elezioni comunali a Capodistria i socialisti ottennero il maggior numero di voti, 24 seggi su 30 (“I socialisti conquistano la maggioranza. La minoranza tutta ai popolari”, scrisse “Il Piccolo della Sera” nell’edizione del 23 gennaio 1922). Il 9 febbraio, Nobile divenne sindaco, tra i punti del suo programma va ricordata lo sviluppo dei servizi pubblici nonché il miglioramento delle scuole rurali. I fascisti erano intenzionati a far cadere quella amministrazione invisa. Il 22 settembre 1922 si tenne l’ultima seduta del Consiglio comunale dopodiché al suo posto subentrò un commissario.
Nel secondo dopoguerra era convinto fosse possibile costruire una società migliore, subì però intimidazioni e le sue proprietà furono nazionalizzate. Abbandonò la residenza pochi giorni prima dell’entrata in vigore del Trattato di pace e riparò a Trieste dove inizialmente visse in condizioni difficili. Con l’appoggio del Consolato svizzero di Trieste (i Nobile non abbandonarono la cittadinanza elvetica) poté trasportare e salvare la documentazione e i disegni appartenuti al celebre architetto Pietro Nobile. Per fare fronte allo stato precario in cui s trovava con la famiglia fu costretto a cedere quelle testimonianze alla Soprintendenza ai Monumenti Gallerie e Antichità di Trieste che le acquistò. Fu consigliere della Cassa di Risparmio di Trieste, collaborerà con il Comitato di Liberazione Nazionale Giuliano e dal 1953 anche alla rivista “Rinascita agricola”. Morì a Trieste nell’agosto 1968.
A cura di Kristjan Knez